MINISERIE IN 4 PARTI
PARTE I
Milano Sud. Zona mediamente caotica, riscattata da un discreto polmone verde tra i palazzi. Da qui partono tutte le tangenziali: mare, laghi, montagna — basta salire in auto e si può andare ovunque. Negli anni il quartiere è cambiato parecchio, come tutta la periferia milanese, diventando sempre più multietnico.
La cosa che funziona meglio, in zona, è l'Istituto Valcarenga. Un edificio anni Trenta, mattoni a vista e portone verde bottiglia, con un cortile interno dove d'inverno i bambini fanno la fila per il the caldo alla macchinetta e d'estate i genitori si accalzano ai cancelli come tifosi prima di un derby. Negli anni Settanta erano solo elementari, oggi ci sono anche le medie. Il fiore all'occhiello del quartiere: professori presenti, famiglie attente, alunni quasi tutti bravi ragazzini.
Ha una fama che va oltre il quartiere. Le liste d'attesa per l'iscrizione partono con due anni d'anticipo, e c'è persino una chat WhatsApp dei genitori — "Valcarenga Family ❤️" — con più di duecento iscritti e regole non scritte più rigide del regolamento scolastico: niente polemiche sui voti prima delle 21, niente foto dei saggi senza autorizzazione, e guai a chi nomina la parola "ripetizioni" in pubblico.
Tra tutti gli insegnanti spiccano quelli di italiano, che si fanno una guerra silenziosa su chi sia il più bravo, e un confronto impietoso tra le due professoresse di matematica. Una eccezionalmente bella ma intelligente nella norma, l'altra meno appariscente ma colta e dal QI elevatissimo.
Le vite delle due prof, fuori da scuola, non potrebbero essere più diverse.
La prima, Giulia, è una donna avvenente con una vita privata movimentata. Non fa sport, non ne ha bisogno: polpacci affusolati, caviglie sottili, spalle giustamente larghe, tricipiti tonici, pancia piatta. Occhi marroni, capelli biondi e setosi sulle spalle. Ha trentaquattro anni ma ne dimostra ventotto, e lo sa: entra in classe con un profumo che si riconosce dal corridoio, un Cartier che porta da sempre e che i colleghi chiamano ormai "l'annuncio di Giulia". Insegna matematica come se fosse un gioco — spiega le equazioni con la stessa disinvoltura con cui ordina un tavolo al ristorante — ed è per questo che gli studenti, sorprendentemente, la adorano: severa il giusto, mai noiosa. Fuori da scuola: uomini che entrano ed escono da casa sua, feste, notti chissà dove, weekend a Courmayeur sulla neve fresca o sulla sabbia finissima di Forte dei Marmi. Uomini quasi tutti ricchissimi che fanno la fila per lei, ma nessuno ha ancora avuto il piacere di sposarla. Lei non sembra interessata a farsi "blindare". Vuole tenere il mondo nelle sue mani.
La seconda, Giuseppina — Pina per gli amici, le zie e i genitori — conduce una vita completamente diversa. Trentanove anni, quindici di insegnamento alle spalle, e un curriculum che potrebbe far invidia a un accademico: due master, una tesi di dottorato mai discussa per mancanza di tempo, una libreria di casa che occupa un'intera parete. Studia per migliorare, passa alcune sere dei weekend invernali con i genitori, è gracile di natura. Fa sport per evitare che le spalle, leggermente incurvate in avanti, peggiorino, e per tenere almeno un po' toniche gambe e braccia. Quando può, fa lunghe camminate in montagna, da sola, con un quaderno su cui annota pensieri che non mostra a nessuno. In classe è temuta e rispettata: le sue verifiche sono leggendarie per la difficoltà, ma chi le supera si porta dietro un 9 che vale doppio.
La prima non ha una ruga in viso, la seconda sì, e si è affidata alle mani di un'estetista che la sta sistemando a furia di creme da notte. Pina vorrebbe avere qualcuno con cui condividere momenti di passione, ma ogni genitore della scuola, separato o no, punta sempre dritto sulla sua collega o sulle altre.
In questo momento, uno dei genitori più in vista — il papà di Giorgino, di seconda media — sta perdendo la testa per Giulia. Tullio ha cinquant'anni, un'agenzia di comunicazione avviata in centro e un ufficio con vista Duomo di cui va particolarmente fiero. È divorziato e ha un'altra figlia che frequenta il liceo. Bell'uomo: alto, sportivo, colto e, cosa che oggi non guasta, simpatico. Corre la mattina presto lungo i Navigli, gioca a padel il giovedì, e ha un debole per gli orologi svizzeri — ne cambia uno ogni stagione, dice, "per rispetto all'occasione". Gli piace parlare, ridere, fare cose nuove e, ovviamente, portarsi a letto le belle donne. Non scende mai sotto un certo livello.
Giulia è la professoressa di matematica di suo figlio. Si sono conosciuti durante un consiglio di classe con i genitori, per discutere delle gite scolastiche ai tempi del Covid — la pandemia aveva scombussolato tutti i piani organizzativi. Per Tullio era stato un colpo di fulmine: Giulia con un tailleur, gonna semicorta, calze a rete e naso all'insù lo aveva colpito come un pugno di Mike Tyson in pieno volto.
Tra un messaggio WhatsApp e un mazzo di rose erano finiti a letto. Giulia non era tipo da tergiversare: o era sì o era no. Tullio dopo un mese aveva perso la testa, lei quasi. Sarebbe potuta essere una di quelle storie con il finale alla Cenerentola.
Passarono weekend a passeggiare sul lago di Como, a teatro finché fu ancora possibile con capienza ridotta, tra ristoranti in zona gialla, serate Netflix con patatine sul maxischermo e tanto, tanto letto. Tullio conosceva posizioni piuttosto inusuali quanto difficili da dimenticare, e Giulia ne voleva sempre di più. Una volta, tra un momento e l'altro, erano finiti addosso a un mobile antico, mandandolo in pezzi insieme a un vaso che ci stava sopra.
Il Covid rendeva tutto più complicato nella vita sociale, ma in privato Tullio era senza freni: un vulcano in eruzione.
Martedì scorso si tenne il consiglio di classe definitivo, per discutere i programmi futuri e la didattica online. Giulia non c'era: le avevano tolto un dente del giudizio e aveva deciso di restare a casa. Al suo posto, la collega di italiano, Pina, che alla riunione precedente era mancata.
Tullio, ovviamente, svettava su tutti gli altri genitori. Allegro come sempre, elegante nel suo cappotto e con una camicia bianca che sapeva di pulito sulla pelle olivastra.
Per Pina fu uno shock. Pensava che uomini così esistessero solo nelle serie TV pomeridiane che guardava ogni tanto — soap opera dove gli attori sembravano usciti da un altro mondo. Invece no: era proprio lì, seduto a pochi metri da lei. Un brivido le percorse la schiena, e il corpo cominciò a scaldarsi in un modo del tutto nuovo per lei.
Accanto a lei, come sempre, le due colleghe che le sono più vicine. Camilla, prof di scienze, trentacinque anni, single dichiarata e fierissima di esserlo, l'unica della sala professori a portare i capelli rasati ai lati — "così non perdo tempo la mattina", dice. E Rosa, di italiano, romana trapiantata a Milano da dodici anni, quella che sa sempre tutto di tutti prima di chiunque altro: se in sala professori circola un pettegolezzo, la fonte è quasi certamente lei.
La riunione era appena cominciata, ma forse un mondo immaginario stava per prendere vita dentro di lei.
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PARTE II
La sera stessa, dopo la riunione, Pina tornò a casa frastornata. Qualcosa era successo: lingua impastata, battito accelerato, sete improvvisa. Quando la professoressa di scienze, Camilla, li aveva presentati in assenza di Giulia, era rimasta come pietrificata. Lui la guardava e sorrideva. Lei pure. Sapeva di avere un'intelligenza fuori dal normale, ma in quello stato non sapeva come muoversi: era impacciata come non mai, e non capiva bene cosa le stesse capitando.
I giorni seguenti furono un misto di lavoro e introspezione. Il sorriso di Tullio, ogni tanto, le tornava in testa e cominciava a martellarla come un acufene.
Intanto Tullio proseguiva la sua storia con Giulia, che nel frattempo si era ripresa dall'estrazione del dente. Le aveva proposto un weekend alle terme, ma erano chiuse per il Covid, e finirono per restare a letto due giorni di fila, ordinando di tutto: pizza, sushi, indiano. Giulia sembrava avere una ricarica infinita. Tullio, cinquant'anni, un po' meno — ma tre o quattro volte al giorno erano più che sufficienti, senza bisogno di aiutini.
Una mattina, in pausa pranzo al bar della scuola, Pina era con Camilla di scienze e Rosa di italiano. Parlavano del più e del meno, finché la discussione prese una piega inaspettata.
Camilla, rivolta a Rosa: «Hai visto Giulia che occhiaie che ha?»
Rosa, ridacchiando: «Eh sì… nel weekend se le dà di brutto.»
Pina, che non sapeva nulla della storia tra i due, intervenne: «Se le dà? Perché, Tullio gioca a golf? Non lo sapevo nemmeno.»
Camilla e Rosa scoppiarono in una risata così fragorosa che tutti al bar si voltarono.
«Cosa ho detto di tanto strano?» chiese Pina, imbarazzata.
Rosa, sottovoce: «Pina, intendevamo un'altra cosa. Hai capito?»
«Ah» disse Pina.
Camilla completò l'informazione: «Si dice che se la faccia col papà di Giorgino, quello della D… come si chiama?»
«Tullio» disse Rosa, con un sorriso appena forzato.
Per Pina fu una mazzata incredibile, come se qualcuno le avesse dato una botta in testa da dietro. Camilla, guardandola: «Cos'hai, cara? Sei pallida come un lenzuolo. Ma stai sudando?»
Era vero: pallida e sudata come una fontana. Si scusò e corse in bagno a rimettersi in sesto. Il cuore le batteva all'impazzata, quasi volesse uscirle dal petto.
Dopo dieci minuti si era ricomposta e poté tornare alle lezioni, una volta smaltita quell'adrenalina.
Passò tutta la sera a pensare. Tullio, Tullio, Tullio: il sorriso, le mani, il profumo.
Arrivò a una conclusione: lo voleva.
La cosa era complicata, anzi complicatissima. Se Tullio flirtava con Giulia — dieci volte meglio di lei, e anche più esperta — come avrebbe potuto competere? Le sue armi erano l'intelligenza e il sorriso: fisicamente si dava un 5 e mezzo scarso, che a volte, con gli occhiali da sole, arrivava quasi al 6. L'idea di Tullio a letto con Giulia la faceva stare male, ma non sapeva come venirne fuori. Giulia era anche la prof di matematica di Giorgino; lei invece seguiva altre sezioni, e non aveva molte occasioni di incontrare Tullio.
Decise che era fondamentale un incontro diretto con lui, magari davanti a un caffè al bar della scuola, e l'idea cominciò lentamente a prendere forma nella sua mente.
Lo incrociò qualche giorno dopo. Doveva stare attenta a non arrossire, sudare o incepparsi nel parlare.
«Piacere, Tullio» disse lui.
«Piacere, Pina» rispose lei.
«Lei è l'altra insegnante di matematica, delle sezioni A e B, giusto?»
«Sì, sono io. Faccio A, B e C, mentre la mia collega si occupa di D, E, F» concluse Pina.
«Sì, la conosco» disse lui, senza lasciar trasparire nulla.
Dopo dieci minuti di chiacchiere, Pina era al limite. Lo salutò in fretta, andò in bagno e si concesse un momento tutto suo — mai successo prima, ma quella volta sì, più di una. Dopo mezz'ora tornò alla realtà e riprese le lezioni.
Per tutta la settimana fu così: la notte a rigirarsi nel letto pensando a Tullio. Erano solo sogni, ma le sensazioni erano vivide.
Aveva passato in rassegna ogni possibile modo per avvicinarsi a lui ma, di fronte alla bellezza e alle "capacità" di Giulia, c'era ben poco da fare. Nella sua mente cominciava a prendere forma un'unica idea per avere quell'uomo — per una notte, due, tre, non aveva importanza. Averlo, e basta: era l'obiettivo, e sapeva già come muoversi.
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PARTE III
Pina non poteva continuare a vivere così. Non ce la faceva più. E mise in atto il suo piano.
Non era mai stata una grande amica di Giulia, ma quella sera partecipò alla cena che Giulia organizzava a casa sua con le colleghe Rosa e Camilla — un rito tra "professoresse-amiche" a cui aveva sempre detto di no, fino a quel momento.
La cena filò liscia, almeno per le altre tre. Meno per lei, che si sforzava di ridere e partecipare. Antipasto, sushi, cannelloni all'aragosta, astice: tutto a base di pesce, tutto comprato da una gastronomia di lusso in centro. Giulia non cucinava.
Rosa: «Ma dai, Giulia, dicci… Tullio com'è, in quel senso?»
«Beh» disse lei «è normodotato… ma…»
«Ma?» chiesero in coro le altre due.
«Ma è instancabile» rispose Giulia, ridendo. «Quando ti prende, non ti molla più per otto minuti buoni. Non è uno che ci mette ore, ma quegli otto minuti valgono da soli una serata intera.»
«Rende l'idea» sorrise Rosa.
Pina ascoltava impassibile, cercando di controllarsi.
A un certo punto Giulia, che non andava mai troppo per il sottile, chiese a Pina: «E tu, con chi stai adesso?»
Avrebbe dovuto rispondere la verità, ma rispose con classe: «Sto frequentando uno, ma siamo agli inizi.»
Chissà che tipo strambo, pensarono all'unisono le altre.
La serata finì e Rosa e Camilla, stanche, salutarono. Pina rimase a bere un ultimo drink con Giulia, guardando un concerto di Vasco Rossi sulla smart TV collegata al dolby surround.
Tutto bene, fino al momento clou della serata.
Giulia sganciò la bomba: «Sai, è arrivato il momento di chiudere con questa vita. Mi sto innamorando, voglio metter su famiglia.»
Prima mazzata.
«Ma… con chi, se posso chiedere?» balbettò Pina.
«Lo sanno ormai tutti. È Tullio, il papà di Giorgino, quello della D.»
Il colpo di grazia.
Quello che avrebbe dovuto tramortire Pina fu invece come un'iniezione di adrenalina. Una vampata di calore e, in un secondo, senza premeditazione, afferrò la bottiglia di spumante sul tavolino e con violenza inaudita colpì Giulia in testa. Giulia crollò a terra, tramortita. Un rivolo di sangue le usciva dalla ferita, ma era viva.
Il piano era iniziato: eliminare Giulia e prendere il suo posto. Semplice a pensarsi, molto meno a realizzarsi.
Usando tutta la sua intelligenza, Pina mise a punto la strategia:
- Portare via Giulia e nasconderla nella propria cantina.
- Legarla in modo che potesse comunque respirare.
- Imbavagliarla, ma lasciarle una cannuccia collegata a una tanica d'acqua da venti litri, ricaricabile.
- Passare a farle delle flebo per il nutrimento.
- Avvicinarsi a Tullio non appena si fosse saputo della scomparsa.
Andò tutto così.
Nel giro di quattro o cinque giorni tutta la scuola sapeva della scomparsa della professoressa. Vennero allertati i carabinieri, la polizia, ogni procedura di ricerca ufficiale.
Tullio era distrutto. Sbiadito, barba incolta, camicie spiegazzate. Pina lo voleva lo stesso — anzi, di più. Divenne la sua amica-confidente, capace di sopportare tutta la sua tristezza, anche quando piangeva.
Passarono dieci giorni e si iniziò a temere il peggio. C'era chi pensava fosse scappata con un miliardario alle Bahamas. Giulia invece era ancora in cantina, legata ma curata a dovere.
Pina voleva Tullio, ma di certo non si sentiva un'assassina.
Arrivò il grande momento. Una sera Pina lo invitò a casa sua — ormai erano amici. Preparò una cena elaborata, candele, vino buono. Tullio non era in vena di divertirsi, né di altro. Pina cercò di tenerlo su con una brillantezza mai mostrata prima. Tullio bevve parecchio e finì per crollare sul letto.
Quella notte Pina prese quello che voleva. Tutto quanto, fino alle cinque del mattino, quando lui non ce la fece più. Lei era felice, tantissimo. Passò il resto della notte a immaginare un futuro insieme.
Il risveglio, però, fu un dramma. Tullio sembrava impazzito, cercava di capire cosa fosse successo e cosa avesse fatto — soprattutto con una donna che non lo attirava minimamente.
«Cosa hai combinato, pazza? Mi hai drogato?» urlò lui.
Lei, presa alla sprovvista: «Ma che dici, Tullio, abbiamo fatto l'amore, e anche di più…»
«Amore con te? Ahahah» rise lui. «Ma dai, ti sei vista? Non sei nemmeno il mio tipo. Ti avrei rovinata.» E giù a ridere ancora.
Senza dire nulla, d'istinto, Pina gli rovesciò addosso il caffellatte.
«Non ti ricordi nemmeno cosa mi hai fatto, animale!» gridò Pina. «Ti ho dato tutta me stessa, fino in fondo!»
«Che schifo» pensò lui che, fradicio, si tolse la camicia, si infilò il cappotto, le sputò addosso e uscì di gran fretta dall'appartamento.
Lei rimase pietrificata. Non era andata come sperava. Un'umiliazione in piena regola.
Pensò di scendere in cantina, liberare Giulia e chiudere questa storia una volta per tutte.
Giulia era in cantina da quindici giorni ormai, sbiadita, con poche energie. L'odore, lì sotto, non era dei migliori. Pina le tolse il bavaglio, e non fu quello che voleva sentire.
Giulia esplose: «Pazza! Appena esco ti denuncio, ti faccio marcire in galera!» Urlò per cinque minuti, finché Pina non la colpì di nuovo alla testa, tramortendola.
La sua vita, ormai, era praticamente finita — almeno in quella scuola, forse in quella città, forse in tutto il paese. Sarebbe servito a qualcosa scappare? Chissà. Il reato era ormai compiuto. Ma portava dentro di sé quell'unica notte con l'uomo che aveva sempre sognato.
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PARTE IV
All'Istituto Valcarenga non era mai successo nulla di simile: le due professoresse di matematica scomparse quasi nello stesso periodo. Giulia mancava da venti giorni, Pina da cinque. Introvabili entrambe.
Il vicequestore Antonio Palumbo, pur non essendo un fulmine di guerra, aveva capito che c'era un nesso tra le due sparizioni — soprattutto dopo aver parlato con Tullio, che con entrambe aveva avuto una relazione.
Decisero un'irruzione nell'appartamento di Pina. Buttarono giù la porta: vuoto completamente, nemmeno una vite per terra. Trovarono solo un preservativo in un angolo. Il questore, rivolto a Tullio: «Immagino sia suo, questo…» Tullio annuì, anche se ricordava che almeno un paio di volte non lo avevano usato.
Controllarono il catasto: nessun box o cantina risultava annessa all'appartamento. Tutto quello che avevano era lì. Niente.
Scesero dalla portinaia e le chiesero: «Scusi, la signora che abita qui ha per caso un altro spazio, un immobile, una cantina o un box di cui usufruisce? Dai documenti non risulta nulla.»
La portinaia rifletté un attimo: «Guardate, la cantina numero 21 era del signor Tagliacarne, morto quattro anni fa. I figli l'hanno lasciata in uso alla signora Pina. Non è mai stata intestata a nessuno, per questo non risulta da nessuna parte.»
Non aveva nemmeno finito la frase che i due si precipitarono in cantina. I numeri partivano dal 90 e, man mano che si avvicinavano al 20, si faceva sempre più forte un odore di cadavere. Mancava poco al 21.
Eccola. Scardinarono la porta e trovarono Giulia in fin di vita. Chiamarono un'ambulanza e la portarono d'urgenza in terapia intensiva.
Non era difficile capire cosa fosse successo: la gelosia esiste dall'inizio dei tempi.
Partì subito una segnalazione a carabinieri, polizia e investigatori privati.
Giulia finì nelle mani del dottor Sangrillo, uno dei migliori medici della città, abituato a trattare pazienti importanti.
Di Pina, invece, nessuna traccia. Che avesse lasciato il paese? Sembrava di sì. Pendeva su di lei un'accusa di sequestro di persona aggravato: anche con la fedina penale pulita, il rischio era enorme.
Ma la fedina penale era davvero pulita?
Da un controllo incrociato emersero cose assurde. Giuseppina aveva già insegnato in altre due scuole prima di quella: a Roma, dieci anni prima, e a Firenze, cinque anni fa. In entrambe le scuole c'era stato un omicidio.
Pina era una serial killer.
A Roma aveva fatto sparire un'avvenente professoressa di italiano, Francesca, che frequentava il titolare del bar della scuola — un uomo che Pina voleva per sé. Andò a finire come con Tullio. A Firenze, Maria, insegnante di ginnastica, aveva una relazione con un uomo che Pina corteggiava da due anni. Anche lei era scomparsa. La differenza, questa volta, era che nei casi precedenti c'erano stati due cadaveri: uno ritrovato, l'altro mai più. La professoressa di Firenze non fu mai trovata.
A Milano, dunque, Giulia se l'era cavata per un pelo.
Storia incredibile. Tullio passava molto tempo in riabilitazione accanto a Giulia. Con i giorni tornava più sereno, e piano piano la voglia di stare di nuovo insieme cresceva — certo, non in ospedale, ma il desiderio si faceva sempre più intenso.
Le ricerche di Pina non davano risultati. Era stato interpellato anche l'Interpol per controllare gli scali internazionali. Persino i nomi dei presunti genitori di Pina risultavano falsi: non esistevano, o comunque non se ne conosceva il vero cognome.
Giulia migliorava di giorno in giorno. Ormai, a parte qualche accertamento, tutte le funzioni erano tornate normali, e la voglia di riavere Tullio nel suo letto era irrefrenabile.
Una sera, verso le 22, l'ospedale era quasi deserto, a parte i medici di turno. Tullio era in camera con lei, e non riuscivano più a trattenersi. Decisero di andare nei bagni, per essere sicuri di non essere disturbati.
Era arrivato il momento.
Scelsero la toilette delle donne. Entrarono dietro un separè e iniziarono a baciarsi. I vestiti caddero a terra, e presto cercavano di restare il più silenziosi possibile.
Dopo quindici minuti intensi… TONF!
In un istante Tullio cadde a terra, colpito da una mazza da baseball. Dietro di lui, Pina.
Giulia ebbe un sussulto di puro terrore. Come pietrificata. Era la fine.
«Pensavi che ti avrei lasciata vivere?» In quella frase c'era tutto l'odio di Pina verso le donne belle — quelle molto più belle di lei.
Giulia non disse nulla. Pina tirò fuori una siringa.
«Pensavi che ti avrei spaccato la testa con questa mazza? No. Lo farò con questa» disse. «Non preoccuparti, è arsenico. Appena entra in circolo sei in paradiso. Se ci arrivi.»
Giulia vide il suo uomo a terra, con la testa spaccata, e capì che ormai non c'era più nulla da fare.
«Forza, ammazzami» disse in tono di sfida. «Per te c'è solo l'inferno.»
Pina si avvicinò per infilarle la siringa nel braccio destro. Ma mentre tirava su la manica e cercava la vena, i suoi occhi furono investiti da una nube di peperoncino in polvere — peggio dello spray. Giulia lo portava sempre con sé, una manciata nascosta in tasca.
Pina iniziò a urlare, accecata. La polvere le era entrata negli occhi, ormai rossi, bruciandole la cornea. Non vedeva più nulla e continuava a urlare, lasciando cadere la siringa mentre si contorceva a terra.
Giulia raccolse la mazza da baseball e, con tutta la rabbia che aveva in corpo, colpì Pina in pieno volto. Pina crollò a terra, rantolando.
Giulia corse a cercare aiuto.
Dopo un'ora Tullio era in sala operatoria, ma le sue condizioni erano buone: una ferita alla testa da ricucire, sarebbe tornato in forma.
Pina fu arrestata, ma le sue condizioni erano gravi: la vista compromessa all'ottanta per cento, il peperoncino le aveva rovinato gli occhi, e il volto segnato dal colpo di mazza. Forse le sarebbe servita una ricostruzione facciale.
Il suo futuro, di certo, non era roseo.
Giulia e Tullio si sposarono sei mesi dopo.
Fine — Le Prof, Stagione 1
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